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1. Introduzione
Il Sistema tributario è l'insieme delle norme e degli strumenti atti a disciplinare il pagamento dei tributi previsti dalla legge a favore di uno stato o di un ente pubblico. L’imposizione fiscale, oltre a garantire i mezzi economici per finanziare la spesa dell’amministrazione pubblica, è lo strumento di cui si serve lo stato per reperire i fondi utili a promuovere lo sviluppo e assicurare un’equa distribuzione del reddito tra i cittadini.

2. Sviluppo del Sistema Tributario
Nel Medioevo le imposte non venivano pagate abitualmente in denaro, ma venivano corrisposte in natura: prodotti della terra o prestazioni gratuite di lavoro (le cosiddette corvè). Una delle imposte più importanti era la “decima”, ossia il versamento della decima parte del raccolto, del bestiame o del ricavato di un’attività estrattiva o molitoria. Nei secoli successivi, lo sviluppo della produzione agricola e dei commerci portò all'introduzione di imposte in denaro su queste attività economiche. L'evoluzione dell'imposizione fiscale nei paesi europei del XVII secolo fu fortemente influenzata dal diffondersi delle idee mercantiliste, che portarono a stabilire imposte sotto forma di dazi e dogane.
Alla fine del XVIII secolo in Francia l’imposizione fiscale gravava esclusivamente sul popolo, in quanto i nobili e il clero erano esenti da imposte: questo fu uno dei fattori che contribuì allo scoppio della Rivoluzione francese. Tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX si sviluppò in diversi paesi europei un più equo e completo sistema di imposizione fiscale. In Inghilterra, ad esempio, accanto all’imposta sul grano, la cui importanza economica andò progressivamente diminuendo, vennero istituite imposte sui salari, sui profitti e sulle rendite. In Italia un primo sistema tributario coordinato si ebbe solo dopo l’unificazione del paese.
Nel corso degli ultimi due secoli l'industria divenne in Europa la principale fonte di ricchezza e conseguentemente vennero soggetti a imposizione fiscale i salari dei lavoratori e i profitti degli industriali; a partire dalla seconda metà del XX secolo diversi paesi europei istituirono imposte sui patrimoni finanziari. isrameds.com

3. Definizione dell'imposta
I moderni sistemi tributari si basano su norme atte a identificare il presupposto dell'imposta, cioè la situazione che origina l'obbligo di pagare l'imposta: la titolarità di un reddito o di un patrimonio, la produzione o il consumo di un bene e così via. La “base imponibile”, cioè la traduzione in termini monetari del presupposto dell'imposta, consiste nell'ammontare del reddito, nel valore del patrimonio o nel prezzo ottenuto o pagato per un bene prodotto o consumato. La base imponibile indica la capacità contributiva del soggetto; per alcune imposte essa è dichiarata dal contribuente, per altre vi provvede lo stato attraverso un accertamento. Il contribuente può essere un singolo individuo, una famiglia o un'impresa.
Sulla somma che costituisce la base imponibile si applica l'aliquota di imposta, che è espressa in percentuale; se questa percentuale è fissa, cioè uguale per ogni livello della base imponibile, l'imposta è “proporzionale”; se invece l'aliquota aumenta all'aumentare della base imponibile l'imposta è “progressiva”; se infine essa diminuisce all'aumentare della base imponibile l'imposta si dice “regressiva”. Il prodotto tra la base imponibile e l'aliquota di imposta determina il debito d'imposta, da cui possono però essere operate delle detrazioni (ad esempio le spese sanitarie). La somma di denaro raccolta dallo stato tramite le imposte viene chiamata “gettito d’imposta”; esso è pari alla somma delle imposte di tutti i contribuenti solo se il sistema funziona perfettamente e se non c'è evasione fiscale.

4. Equità ed efficienza dell'imposizione fiscale
I principi della moderna imposizione fiscale tendono all'efficienza e all'equità del sistema; tuttavia non è facile conseguire entrambi questi obiettivi. Adam Smith identificò quattro principi, o massime, dell'imposizione fiscale, su cui si è basata l'evoluzione dei moderni sistemi tributari: 1) i contribuenti devono partecipare al finanziamento dello stato proporzionalmente alla loro capacità (principio della proporzionalità); 2) l'imposta che ogni contribuente è tenuto a pagare deve essere chiaramente determinata e le sue modalità di pagamento devono essere semplici (principio della certezza e della chiarezza); 3) l’imposta deve essere riscossa nel tempo e nel modo più favorevoli per il contribuente (principio della comodità); 4) la riscossione deve essere efficiente per evitare impieghi improduttivi delle imposte raccolte (principio di efficienza o non distorsività).
I principi smithiani più discussi sono il primo e il quarto. Il principio della proporzionalità rispetta sia il principio dell'equità verticale, in quanto all'aumentare della base imponibile aumenta il debito d'imposta, sia il principio di equità orizzontale, in quanto a parità di base imponibile il debito d'imposta è il medesimo. Secondo alcuni, però, i principi di equità verticale e orizzontale non sono sufficienti: lo stato dovrebbe fare in modo che all'aumento della base imponibile il debito di imposta aumenti abbastanza da ottenere in proporzione più dai ricchi che dai poveri, il che è possibile solo attraverso un'imposizione progressiva. L'imposizione progressiva è uno strumento che può essere utilizzato per la redistribuzione dei redditi e quindi per la riduzione delle diseguaglianze fra i contribuenti. D'altronde, è dimostrato che l'imposizione progressiva è spesso inefficiente perché crea gravi distorsioni al funzionamento delle economie di mercato. In particolare, l'imposizione fortemente progressiva può scoraggiare la produzione e gli investimenti, anche se non è chiaro in che misura ciò avvenga.
Il secondo e il terzo principio smithiano sono condivisi da tutti in teoria, ma sono anche largamente inapplicati in molti paesi, Italia compresa.

5. Imposizione Fiscale e Politica Economica
Uno stato deve considerare gli effetti dell'imposizione fiscale sulla politica economica; in macroeconomia la politica fiscale è data dall'uso combinato dell'imposizione fiscale e della spesa pubblica. In primo luogo, bisogna tenere conto del fatto che un sistema fiscale progressivo costituisce un freno all'inflazione, ma anche alla crescita economica che segue a una crisi.

6. Il Sistema Tributario Italiano
Il sistema tributario italiano è certamente uno dei più complessi e comprende diverse decine di prelievi, la cui natura giuridica non consente una chiara distinzione tra imposte e tasse. La riforma del sistema tributario del 1974 si è basata su due principali prelievi: l'IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche), che fornisce circa un terzo del gettito totale, e l'IVA (Imposta sul valore aggiunto), che fornisce circa il 22% del gettito. L'IRPEF è un esempio di imposta diretta, mentre l'IVA è un'imposta indiretta che si applica sul valore aggiunto e viene pagata dai consumatori finali del bene. Ulteriori prelievi sono l'IRPEG (Imposta sul reddito delle persone giuridiche), le imposte di bollo e le tasse sulle concessioni governative.
Tutti questi prelievi sono stabiliti e applicati dallo stato, che ne utilizza il gettito; vi sono poi vari altri tributi detti locali, ossia applicati dallo stato in collaborazione con gli enti locali o per i quali gli enti locali partecipano al gettito: tra essi l'ICI (Imposta comunale sugli immobili) e l'IRAP (Imposta regionale sulle attività professionali). Sebbene il sistema tributario italiano sia stato oggetto di diverse riforme, esso conserva, secondo gli osservatori, molti aspetti criticabili tra cui si rilevano i seguenti: 1) il meccanismo della dichiarazione volontaria dei redditi soggetti a IRPEF ha favorito l'evasione fiscale; 2) la complessità dell'IRPEG ha aumentato le possibilità di elusione di quest'imposta; 3) la pressione tributaria è eccessiva sui redditi, specie quelli personali, e troppo lieve sulle ricchezze patrimoniali e finanziarie.

7. Contabilità
Processo di identificazione, misurazione, registrazione e divulgazione delle informazioni economiche di un'organizzazione o di un ente. La contabilità si avvale di una serie di registrazioni effettuate sulla base di determinati principi contabili e fornisce le informazioni necessarie alla redazione dei rendiconti finanziari.
Le registrazioni contabili personali generalmente sono effettuate con un semplice sistema a entrata unica, in base al quale ogni valore viene registrato in colonna, specificando la data della transazione e la natura dell'operazione. La contabilità delle organizzazioni, invece, è basata sul sistema della partita doppia, in cui ogni transazione è registrata sulla base del duplice effetto che produce sulla posizione finanziaria dell'azienda, sui risultati d'esercizio o sull'una e sugli altri. Le informazioni riguardanti la posizione finanziaria dell'azienda sono presentate nello stato patrimoniale, mentre il conto economico rileva il reddito risultante dalle operazioni effettuate in un determinato periodo. Questi documenti contabili forniscono informazioni sulla situazione passata e costituiscono la base per le previsioni sull'andamento futuro dell'impresa.

I metodi della contabilità, creati per far fronte alle esigenze determinate dallo sviluppo del commercio e dall'allargamento dei mercati, risalgono al Medioevo. Il metodo della partita doppia venne adottato in alcune città italiane fin dal 1340, epoca a cui risalgono i primi documenti di questo tipo ritrovati a Genova.
La prima opera a stampa sull'argomento, in cui vennero definiti i principi della contabilità, rimasti sostanzialmente invariati nel tempo, fu scritta dal matematico Luca Pacioli nel 1494. Altri contributi, riguardanti la formulazione dei concetti di attività, passività e reddito, furono pubblicati nel corso del XVI secolo in Italia, Germania, Olanda, Francia e Inghilterra.
La rivoluzione industriale rese necessaria l'elaborazione di strumenti tecnici e adeguati metodi di registrazione contabile capaci di soddisfare le esigenze della produzione di beni e servizi di massa. Inoltre, con la nascita verso la metà del XIX secolo delle grandi imprese e delle società per azioni, amministrate da professionisti per conto dei proprietari, il ruolo della contabilità fu ridefinito.
Dalla metà del XX secolo le registrazioni contabili vengono eseguite in modo prevalente dai calcolatori; oggi, sempre più frequentemente il termine data processing si riferisce anche alla contabilità.

Informazioni Contabili
Le informazioni contabili possono essere classificate in due categorie: finanziarie (pubbliche) e gestionali (interne).
Nella prima categoria rientrano le informazioni contabili che sono destinate a entità esterne all'impresa, quali, ad esempio, azionisti, creditori, fornitori, commissioni di controllo, analisti finanziari e associazioni di categoria, oltre che ai manager e ai dirigenti dell'azienda. Generalmente queste informazioni riguardano la situazione finanziaria, di liquidità e redditività dell'impresa.
Le informazioni gestionali o interne, che generalmente non vengono divulgate, includono i dati contabili riguardanti la redditività, l'efficienza e la produttività, la pianificazione e il controllo di gestione, le politiche di prezzo e le previsioni di reddito. Lo scopo delle informazioni finanziarie o pubbliche è soddisfare i bisogni informativi di utenti esterni, mentre le informazioni gestionali o interne forniscono all'impresa stessa una serie di rapporti specifici in base alle differenti divisioni o funzioni aziendali.

Contabilità Specifica
Le tre più importanti aree della contabilità riguardano: la revisione, le imposte sul reddito e la contabilità specializzata delle organizzazioni senza scopo di lucro.
La revisione contabile riguarda l'esame, effettuato da personale specializzato esterno, delle scritture e dei documenti contabili al fine di verificare l'esattezza e l'attendibilità dei dati relativi alla situazione finanziaria dell'impresa.
La seconda area è inerente alle imposte sul reddito. La preparazione della dichiarazione dei redditi comporta la raccolta di informazioni e la presentazione dei dati e viene spesso affidata dalle aziende a professionisti esterni.
La terza area della contabilità specializzata riguarda le organizzazioni senza fine di lucro, quali le università, gli ospedali, le chiese, le associazioni di categoria e determinate aziende pubbliche. Queste organizzazioni, a differenza delle imprese che hanno scopo di lucro, richiedono metodi particolari nelle registrazioni e misurazioni contabili e nella presentazione della situazione finanziaria.

Relazione Finanziaria
La funzione tradizionale della relazione era quella di fornire ai proprietari informazioni sull'azienda che essi possedevano e gestivano. Tuttavia, una volta generalizzatasi la pratica di separare la proprietà dalla gestione aziendale, affidata a manager professionisti, la funzione principale della relazione finanziaria divenne quella di informare i proprietari sull'attività e sull'efficienza della gestione degli amministratori, in termini sia di conservazione del patrimonio sia di profitti realizzati.
Attualmente l'attività di elaborazione delle relazioni finanziarie è orientata a soddisfare le esigenze degli investitori istituzionali o individuali, i quali sono più interessati alle previsioni del futuro andamento dell'azienda che a valutazioni dell'amministrazione in senso tradizionale.

Principi Contabili
La contabilità può essere vista come un insieme di dottrine, principi e convenzioni generalmente accettati. Questi principi contabili si sono evoluti nel corso del tempo e solo negli ultimi decenni sono stati recepiti dalle leggi. Di seguito vengono elencati i principi contabili fondamentali.

Il concetto di entità: Afferma che ogni voce di bilancio oggetto di registrazione contabile deve essere esplicitamente definita e che la relazione esistente con la rispettiva controparte esterna deve essere chiaramente specificata.
Il principio della continuità: La contabilità presuppone che l'impresa continuerà la propria attività indefinitamente.
Il principio del costo storico: Stabilisce che la valutazione delle voci di bilancio si deve basare sul costo di acquisizione o di scambio del bene.
Il principio di realizzazione: Stabilisce che possono essere registrati solo i risultati finanziari di eventi già verificatisi. Questo principio quindi esclude il riconoscimento di un guadagno basato sul semplice apprezzamento del valore di mercato di un'attività detenuta dall'azienda.
Il principio di corrispondenza: Afferma che il reddito è calcolato sulla base di ricavi correlati a costi dello stesso periodo e sostenuti in relazione a tali ricavi.
Il principio di competenza: Asserisce che si deve tenere conto dei proventi e degli oneri dell'esercizio al quale essi si riferiscono.
Il principio di comparabilità: Stabilisce che i criteri di valutazione non devono essere modificati da un esercizio all'altro, al fine di rendere confrontabili i vari bilanci nel tempo.
Il principio di trasparenza: Richiede che i rendiconti finanziari presentino tutte le informazioni utili e necessarie a evitare interpretazioni ingannevoli dei dati presentati.
Il principio di prevalenza della sostanza sulla forma: Enfatizza la sostanza economica degli eventi anche se la loro forma legale può suggerire un differente risultato.
Il principio della prudenza: Afferma che nelle registrazioni contabili si deve tenere conto dei rischi e dell'incertezza relativi all'esercizio considerato.

Lo Stato Patrimoniale
Lo stato patrimoniale è un prospetto che fornisce informazioni sulle attività, sulle passività e sul patrimonio netto di un'organizzazione a una certa data (in genere l'ultimo giorno del periodo contabile o fiscale). La forma dello stato patrimoniale riflette la fondamentale equazione contabile: attività = passività (debiti dell'azienda verso creditori esterni, ossia diversi dai suoi proprietari) + capitale netto (debito dell'azienda verso i suoi stessi proprietari, gli azionisti nel caso di una società per azioni). L'attivo rappresenta le risorse economiche che possono fornire potenziali servizi futuri all'organizzazione. (Ad esempio, una data casa rappresenta un'attività del valore di 150 milioni; l'ipoteca di 50 milioni da cui è gravata rappresenta la passività – debito verso la banca – e il capitale netto del suo proprietario ammonta quindi a 100 milioni).
Le attività sono classificate in correnti e a lungo termine.
Le attività correnti sono quelle che possono essere convertite in denaro entro un anno, fra cui i crediti esigibili, le scorte e i titoli a breve termine. Le attività a lungo termine includono le immobilizzazioni materiali, come immobili, impianti e macchinari, e le proprietà e immobilizzazioni immateriali, quali brevetti e marchi. Le passività sono rappresentate da obbligazioni della società verso terzi, ad esempio i fornitori o il personale. Le passività correnti sono rappresentate da somme che devono essere pagate entro un anno, quali salari e stipendi, tasse, prestiti a breve termine e debiti verso fornitori. Le passività a lungo termine si riferiscono a debiti con scadenza superiore a un anno, come titoli obbligazionari e mutui. Alle passività corrispondono diritti di terzi sulle attività aziendali, mentre il patrimonio netto rappresenta le attività dell'azienda di pertinenza dei suoi proprietari (azionisti).

Il Conto Economico
Il conto economico evidenza i ricavi e i costi sostenuti dall'azienda in un determinato periodo di tempo, ad esempio tre mesi o un anno. I ricavi sono introiti derivanti dalle operazioni aziendali di vendita di merci o prestazioni di servizi. I costi sono oneri sostenuti dall'azienda per acquistare i fattori produttivi necessari alla propria attività.
Un ricavo viene registrato nel periodo fiscale in cui si verifica; una spesa figura invece nel conto del reddito del periodo in cui si è verificato il ricavo che la stessa spesa ha contribuito a determinare.

Altri aspetti Finanziari
Gli utili distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi e quelli accantonati dall'azienda sono registrati in un apposito prospetto.
Il flusso di cassa rappresenta il terzo importante prospetto finanziario. Esso indica le fonti e gli impieghi delle risorse finanziarie dell'azienda, rilevando i movimenti di cassa generati dalle operazioni effettuate.

Le Registrazioni Contabili
La contabilità prevede una determinata procedura nella registrazione delle operazioni che si può suddividere in sei fasi fondamentali. Le prime tre fasi riguardano la funzione tipica della contabilità, cioè la registrazione sistematica delle transazioni aziendali. I dati sono desunti da diversi documenti, quali fatture, assegni, ricevute, e vengono registrati giornalmente in determinati libri contabili, tra cui il libro giornale e i registri delle entrate e delle uscite.
Fase 1: La registrazione di una transazione nel libro giornale è il punto di partenza del sistema della partita doppia: ogni transazione, registrata in un conto composto da due sezioni, viene considerata da un duplice punto di vista: come addebito (sezione sinistra o dare) e come accredito (sezione destra o avere).
Fase 2: In questa fase ogni valore delle registrazioni effettuate nel libro giornale viene riportato nel libro mastro che contiene separatamente tutti i prospetti contabili dell'azienda. Ogni conto rileva nella sezione di sinistra gli addebiti e nella sezione di destra gli accrediti: la differenza fra le due sezioni costituisce il saldo del conto. Al fine di avere informazioni specifiche, oltre al libro mastro, si utilizza un registro ausiliario dove per ogni conto vengono evidenziate le voci in dettaglio. Ad esempio il conto vendite nel libro mastro viene suddiviso in singole voci per ogni cliente nel registro ausiliario; lo stesso procedimento può venire adattato per i salari e gli stipendi degli impiegati o per i pagamenti dovuti a ciascun fornitore dell'azienda.
Fase 3: Questa fase consiste nella verifica generale delle registrazioni, dei conti e dei loro saldi. In particolare, il totale degli importi registrati in dare in tutti i conti deve risultare uguale al totale degli importi registrati in avere. Questi controlli danno luogo all'elaborazione del cosiddetto bilancio di verifica. Una volta verificata l'esattezza dei conti, si può dire conclusa la parte di contabilità relativa alle scritture di registrazione.
Fase 4: Dopo il bilancio di verifica si rilevano le scritture di rettifica che servono a determinare l'esatta imputazione delle componenti del reddito all'esercizio di competenza. Queste rettifiche si riferiscono perlopiù a operazioni che sono concluse nella sostanza ma non possono venire documentate formalmente.
Fasi 5 e 6: Una volta registrate le scritture di rettifica, si prepara un bilancio di verifica aggiornato (fase 5). Infine, nella fase 6, si redigono i documenti contabili (stato patrimoniale e conto economico) utilizzando i dati registrati nei conti.

Regole e norme
La contabilità è costituita da un corpo di conoscenze e procedure ben definito. Ciononostante molti paesi (come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d'America) attraverso l'Accounting Standard Board continuano a perfezionare le tecniche esistenti e a elaborare nuovi approcci. Queste modifiche sono rese necessarie dalle nuove leggi e dai cambiamenti socioeconomici. Tuttavia, nonostante gli sforzi per creare una contabilità internazionale, esistono ancora importanti differenze nel modo in cui i documenti contabili vengono predisposti nei diversi paesi, rendendo così problematico il confronto fra le rispettive informazioni contabili.

8. Approfondimenti
Imposta sul macinato
Tributo medievale sulla macinazione dei cereali, diffuso dal XVI al XVIII secolo e più raramente in seguito. Sotto forma d'imposta governativa o comunale, era a carico dei mugnai, che potevano rivalersi sui proprietari delle farine. In Italia l'imposta era stata abolita quasi ovunque all'epoca dell'unità (1861). Nel 1869 venne ripristinata su proposta del ministro delle Finanze Quintino Sella per risanare il bilancio messo in crisi dalla terza guerra d'indipendenza. Il provvedimento scatenò la rivolta nelle campagne; i moti più violenti si ebbero in Emilia, Romagna e Val di Sieve, appoggiati dai movimenti di opposizione e duramente repressi dal governo. Alla caduta della destra, l'imposta venne prima modificata da Agostino Depretis e poi definitivamente abolita durante il governo Cairoli (1880).

Imposte dirette
Imposte applicate sul reddito degli individui e delle imprese. Si distinguono dalle imposte indirette, che vengono invece applicate sulla produzione e il consumo dei beni, e dalle tasse. Le imposte sul reddito personale e sui profitti d'impresa sono le principali fonti d'entrata per la maggior parte delle nazioni industrializzate.
L'imposta diretta è una realtà moderna: fece la sua comparsa in Francia nel 1793, in Inghilterra nel 1799, in Svizzera nel 1840 e in Italia nel 1964. Negli Stati Uniti la prima imposta sul reddito fu applicata nel 1862, durante la guerra civile americana, ma fu abbandonata pochi anni dopo. Nel 1894 il Congresso americano adottò un'imposta diretta sul reddito che fu dichiarata incostituzionale dalla Corte suprema degli Stati Uniti nel 1895; fu necessario un emendamento costituzionale, approvato nel 1913, per superare l'opposizione alla tassazione diretta.

Le Imposte sui Redditi
Per le imposte sul reddito è fonte di molte discussioni la scelta della “base imponibile”, cioè la definizione del reddito su cui va applicata l'imposta. Nei moderni sistemi tributari c’è la tendenza a definire come reddito imponibile non solo quello proveniente dal lavoro e dal risparmio (salari, profitti, interessi), ma anche quello proveniente da arricchimenti imprevisti o da vincite di gioco. Alcune componenti del reddito imponibile, anziché essere calcolate per ogni singolo contribuente, vengono imputate dal sistema tributario al contribuente sulla base delle caratteristiche dell'attività svolta . Per quel che riguarda il reddito delle persone fisiche, in certi paesi i contribuenti sono nuclei familiari, in altri sono singoli individui; in Italia, nel 1976 si è passati, dopo una sentenza della Corte Costituzionale, dalla prima soluzione alla seconda.
L'importo dell'imposta è pari al prodotto tra reddito imponibile e aliquota d'imposta, espressa in percentuale. Nella maggior parte dei paesi l’aliquota cresce al crescere del reddito imponibile, in quanto le imposte dirette sono progressive. Le conseguenze della progressività sono molto discusse; essa, infatti, può incidere sull’attitudine a lavorare, risparmiare o investire.
L'esperienza dimostra che un’imposizione fiscale equa ed efficiente dipende soprattutto da un'elevata osservanza da parte dei contribuenti. Ciò richiede complessi sistemi di registrazione e documentazione, nonché un pubblico di contribuenti istruiti e disposti a collaborare. Ove uno di questi elementi faccia difetto, l'imposizione diretta finisce col gravare in misura sproporzionata e iniqua sui redditi che possono venire facilmente accertati e non possono essere evasi. È questa la realtà italiana, dove l'IRPEF (Imposta sul reddito dele persone fisiche) ha un peso ben maggiore dell'IRPEG (Imposta sul reddito delle persone giuridiche) e dove i lavoratori dipendenti (la cui imposta viene prelevata direttamente dalla busta paga) sopportano la maggior parte dell'onere dell'imposizione.

Le Imposte sui Patrimoni
In tutti i paesi economicamente sviluppati si è andata affermando l'esigenza di sottoporre a imposizione la ricchezza investita in patrimoni di tipo immobiliare (edifici e terreni) e di tipo mobiliare (valori azionari). Questa ricchezza può essere soggetta a due forme di imposizione: un'imposizione sui redditi che produce e un'imposizione sugli aumenti di valore dei patrimoni nel tempo. Il primo è il caso del reddito prodotto da un'abitazione che venga data in locazione o di un terreno che venga utilizzato per l'agricoltura: questi redditi sono soggetti a imposte sul reddito. Il secondo è il caso dell'aumento di valore di un patrimonio investito in azioni a causa degli andamenti del mercato azionario. Questi aumenti di valore, detti guadagni di capitale o capital gains, sono soggetti a imposte apposite in numerosi paesi economicamente sviluppati, tra cui l’Italia, dove tuttavia sono di lieve entità.

Imposte indirette
Prelievi applicati sulla produzione o sul consumo di un bene. La base imponibile di queste imposte è di solito pari al valore della produzione o al prezzo pagato per acquistare il bene (imposte “ad valorem”) o alla quantità prodotta o scambiata (imposte “specifiche”).
Le imposte indirette si distinguono da quelle dirette in quanto la produzione e il consumo sono manifestazioni non immediate della capacità contributiva. Per evitare di penalizzare eccessivamente le fasce di popolazione più deboli, vengono a volte adottate aliquote diverse, più basse per i beni necessari e più alte per i beni di lusso. In Italia, la più importante imposta indiretta è l'IVA (Imposta sul valore aggiunto), mentre, tra le imposte sulla produzione, la principale è quella sugli oli minerali e i lubrificanti. Vedi anche Sistema tributario.

ICIAP
L'Imposta comunale per l'esercizio di imprese, arti o professioni, introdotta nel 1989 per assicurare entrate ai Comuni. Presupposto del tributo è l'esercizio abituale, ancorché non esclusivo, di quelle imprese, arti e professioni che rientrano nella definizione data dal D.P.R 26.10.1972 sull'IVA. Colpisce persone fisiche e giuridiche, enti pubblici e privati, associazioni, consorzi e vari altri soggetti che rientrano nelle categorie previste dalla legge. L'entità del prelievo è determinato da due parametri: il tipo di attività esercitata e il volume d'affari. Nel 1998, con l’introduzione dell’IRAP, l’ICIAP è stata soppressa.

IVA o Imposta sul valore aggiunto
Imposta indiretta che viene applicata sul prezzo dei beni nel momento in cui questi sono ceduti e sull’importo della prestazione di servizi effettuati nell’ambito delle attività imprenditoriali, professionali e artistiche. L'IVA viene dunque pagata: dal produttore sui materiali comprati per produrre un certo bene; dal commerciante all'ingrosso sul prezzo del prodotto che acquista dall'imprenditore; dal commerciante al dettaglio sulla merce acquistata dal proprio fornitore; e, infine, dal consumatore finale. In realtà, l'IVA, sotto il profilo economico, costituisce un'imposta generale sui consumi finali, in quanto i protagonisti delle fasi intermedie del processo di produzione, distribuzione e vendita di beni e servizi hanno il diritto di detrarre, dal proprio debito lordo d'imposta, l'IVA pagata sugli acquisti effettuati per produrre o vendere i beni considerati. Questa imposta colpisce, dunque, solo il valore aggiunto, differenziandosi, in tal modo, dall’imposta sul reddito prodotto da un’attività commerciale o professionale.
L'IVA rappresenta il principale strumento dell'imposizione fiscale indiretta adottato in numerosi paesi, compresi gli stati membri dell'Unione Europea(UE). Differenti sono, invece, le aliquote applicate, che nell'Unione Europea variano dal 15 al 25%: dal 1° gennaio 1993 è stata introdotta l'aliquota minima del 15%, anche se percentuali inferiori possono essere applicate a un ristretto numero di beni e servizi, tra i quali i generi alimentari, il riscaldamento domestico, l'energia elettrica, il trasporto pubblico, i libri e i giornali.
Al fine di evitare le evasioni fiscali, i contribuenti devono adempiere numerosi obblighi contabili e amministrativi, tra i quali la fatturazione delle operazioni e la loro annotazione nei registri di acquisto e vendita.

IRAP
Imposta regionale sulle attività produttive, introdotta nel 1998 allo scopo di semplificare il sistema tributario e di avviare il decentramento fiscale verso le regioni. Originariamente concepita sul modello di alcune imposte presenti da tempo nell’ordinamento francese e in quello tedesco, ha poi assunto un contenuto del tutto particolare. Si tratta di un’imposta gravante sulle imprese e su alcuni lavoratori autonomi, la cui base imponibile viene ottenuta sottraendo dal valore della produzione quello delle merci e delle materie prime, le variazioni delle rimanenze, i servizi, gli ammortamenti e gli altri oneri. Le aliquote variano tra il 3 e il 5% e il gettito previsto è nell’ordine del 3% del prodotto interno lordo (PIL).
L’IRAP sostituisce i seguenti tributi: il contributo per il Servizio sanitario nazionale (la cosiddetta “tassa sulla salute”); l’imposta locale sui redditi (ILOR); l’imposta comunale sulle attività produttive (ICIAP); la tassa di concessione governativa sulla partita IVA; l’imposta sul patrimonio netto delle imprese (la cosiddetta “patrimoniale”). Essa inoltre allarga l’area di applicazione, nel sistema tributario italiano, dei principi del federalismo fiscale e dall’anno 2000 è previsto l’intervento delle regioni sulle procedure applicative dell’imposta e sulle aliquote.

Dichiarazione dei redditi
Atto obbligatorio con il quale il contribuente, al fine di provvedere al pagamento delle imposte dirette, indica l’ammontare del proprio reddito in un certo periodo di tempo, di solito un anno. In Italia, la dichiarazione dei redditi è il principale strumento per la determinazione dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG) e dell’imposta locale sui redditi (ILOR).
La struttura della dichiarazione prevede che i redditi siano distinti in sei categorie: redditi da fabbricati e da terreni agricoli; redditi da lavoro dipendente; redditi da lavoro autonomo; redditi da capitale; redditi d'impresa; e redditi diversi. Per ciascuna di queste categorie esistono diversi criteri per il calcolo della base imponibile e per il calcolo e il versamento dell'imposta dovuta. Nella dichiarazione vengono indicate anche le spese che si possono dedurre dalla base imponibile e le detrazioni dall'imposta dovuta.
Il sistema della dichiarazione dei redditi italiano si è dimostrato, nel corso del tempo, non del tutto efficiente e la mancanza dei controlli sulle dichiarazioni ha generato il fenomeno dell'evasione fiscale. Per porvi rimedio, sono state introdotte varie misure, tra cui l'inserimento nella dichiarazione dei redditi di informazioni supplementari, non direttamente rilevanti per la determinazione dell'IRPEF, relative alla situazione patrimoniale generale del contribuente. Vedi anche Sistema tributario.

Politica fiscale
Insieme di misure adottate dal governo in materia di imposizione fiscale e di spesa pubblica. La politica fiscale viene definita espansiva quando il governo, al fine di stimolare la domanda aggregata, riduce la tassazione oppure stimola la spesa pubblica. Una politica fiscale restrittiva è, invece, caratterizzata da una contrazione della spesa pubblica oppure da un incremento della pressione fiscale. La politica fiscale e quella monetaria (che riguarda l'offerta di moneta), rappresentano i principali strumenti macroeconomici, con i quali il governo è in grado di intervenire sull'andamento generale della propria economia (vedi Politica economica).
Nell'attuare la propria politica fiscale il governo può seguire varie vie: applicare imposte dirette (ad esempio, l'imposta sul reddito), oppure imposte indirette (ad esempio, l'imposta sulle vendite o imposta sul valore aggiunto); intervenire sulle voci di spesa corrente, tra cui i salari dei dipendenti pubblici, oppure sugli investimenti (ad esempio, in ospedali e strade).
Poiché spesso le uscite complessive risultano inferiori alle entrate, il bilancio pubblico dà luogo a un disavanzo e, di conseguenza, a un fabbisogno finanziario del settore pubblico, che deve essere coperto mediante emissione di moneta o di titoli. Nel primo caso si corre il rischio di un incremento dell'inflazione, mentre nel secondo potrebbe verificarsi un aumento dei tassi di interesse.
Nel compiere le proprie scelte in materia fiscale, i governi vengono inevitabilmente influenzati da considerazioni di ordine politico e cercano di tenere conto delle possibili reazioni dell'opinione pubblica di fronte a particolari tipi di intervento. In molti paesi una riduzione delle risorse investite nel servizio sanitario nazionale provocherebbe ad esempio maggiori critiche rispetto a un taglio della spesa relativa alla costruzione di strade.
Nell'ambito di un'economia mondiale sempre più aperta e integrata, i singoli governi devono anche tenere conto della politica fiscale attuata dai propri partner internazionali.



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